Di nuovo fermi: questa volta come ci comportiamo? Ne parliamo con la psicologa

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Il 7 e il 14 dicembre alle ore 20.30 due incontri online gratuiti rivolti a educatori, allenatori, genitori, a cura di Francesca Scalise psicologa dell’età evolutiva e dello sport

Foto di Alexandra_Koch da Pixabay

Nell’articolo del 13 maggio abbiamo parlato di “tempo sospeso” con la dott.ssa Scalise, psicologa dell’età evolutiva e dello sport, un tempo da “accogliere” per prepararci al domani con coraggio.
Questo domani è arrivato e si scontra con una nuova sosta, per tanti aspetti diversa rispetto al primo lockdown.
Proviamo nuovamente a ragionare su questo tema con l’aiuto della dott.ssa Francesca Scalise, che il 7 e il 14 dicembre alle ore 20.30 terrà online due incontri gratuiti rivolti a educatori, allenatori, genitori.

Dott.ssa: la volta scorsa ci ha fornito una sorta di “manuale di sopravvivenza”, in particolare riguardo alle emozioni in carico durante il periodo di lockdown. Oggi come ci dobbiamo comportare, in particolare con i nostri ragazzi? 

“Oggi più che ieri siamo tutti spiazzati, io per prima non ho idea del cosa sia meglio fare. Se durante gli incontri di maggio ho provato a fornire anche qualche “indicazione pratica” rispetto al tempo in cui eravamo, nei prossimi due incontri idi dicembre vorrei porre una riflessione: quella di vivere questo tempo in maniera diversa, che significa anche scontrarsi con l’incertezza”. 

“Possiamo provare a vivere questo tempo in maniera diversa, che significa anche scontrarsi con l’incertezza”

Francesca Scalise, psicologa dell’età evolutiva e dello sport


“Noi occidentali siamo abituati a vivere, e ragionare, in termini di “passato, presente, futuro”. Ecco, passato e futuro non esistono più, dobbiamo concentrarci sul presente, dobbiamo riflettere sul “come vivere questo tempo” più che ragionare sul “cosa fare di questo tempo” come accaduto durante lo scorso lockdown in cui tutti eravamo presi da una certa iperattività. 
Questo tempo sospeso oggi è diventato eterno. Il nostro presente è caratterizzato da un’incertezza totale, basti pensare alla frequenza dei DPCM, e non esiste futuro. Per noi occidentali il futuro è legato al concetto di speranza: questa seconda ondata di Covid ci costringe a vivere il presente senza darci l’opportunità di immaginare il futuro e di avere quindi speranza”. 

Niente futuro e niente speranza: significa lasciarsi andare ad uno stato di angoscia, tristezza, depressione? 

“Non per forza. Esiste un atteggiamento sano che posso avere, “semplicemente” – e lo dico tra virgolette – sforzarmi di pensare che sto vivendo dentro al presente, un giorno alla volta, un pezzetto alla volta, senza pensare a cosa accadrà nel futuro. Se in questo presente c’è del dolore, della frustrazione, le devo sopportare, e questo concetto di sopportare è un po’ sparito dal nostro vocabolario. Adattarsi, quindi, e sopportare: il presente non lo possiamo cambiare, non possiamo riporre le nostre speranze nel futuro, possiamo solo sopportare e adattarci al presente, alla realtà”. 

Questo significa anche smettere di dare per forza un senso alle cose? 

“Esattamente, e questo è l’altro concetto sul quale mi vorrei soffermare. Un concetto molto occidentale: siamo abituati a dare un senso a tutto. Ma non è sempre così.  Pensiamo alla cultura greca, dove la tragedia e il dolore non hanno un senso ma fanno semplicemente parte della vita, sono scritte come lo sono la nascita e la morte. Se in questo periodo di pandemia mi sforzo di dare un senso laddove non sembra esserci, perdo solo tempo, energie. Se mi sforzo per continuare a riporre speranze nel futuro, nel vaccino, perdo tempo. Che cosa posso fare allora? Vivere il presente avendo la certezza che non posso fare diversamente: ciò non significa arrendersi, ma come mi ha insegnato mio padre “fare con quello che si ha”. Adattiamoci a questo tempo. Non possiamo fare sport? Tornerà il tempo in cui poterlo di nuovo praticare. Non è reale voler vivere nel mondo di prima: possiamo solo adattarci senza avere la certezza di che mondo avremo domani”.

Tutta questa situazione sta portando ad un “indurimento” delle persone ...

“Stiamo provando ad arginare questa pandemia ma ricordiamoci che l’essere umano è in perenne lotta per la sopravvivenza. E in questa lotta alla sopravvivenza, in questo clima di ansia e paura continue, l’indurimento è una delle risposte possibili. Di fronte alle grandi tragedie, come la guerra, e questo periodo è sicuramente una guerra, l’indurimento è una risposta naturale dell’essere umano, che non mi sento di condannare”. 

Giulia Vellani

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