Il futuro? E’ da progettare!

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Quanto è importante la progettazione in un momento storico come quello attuale, dove diventa indispensabile prevedere i bisogni e strutturare risposte ancora prima che queste siano necessarie

Il 2020 rimarrà sicuramente negli annali come uno dei momenti più complicati, incredibili e imprevedibili della vita di tutti noi. 
Non potendo più contare sulla capacità di pianificare e programmare viene a mancare una delle doti che ormai contraddistinguono l’operatività dell’uomo moderno e le sue attività: siamo obbligati a gestire le emergenze, a cambiare i programmi a essere flessibili e adattarci alle situazioni, senza poter in alcun modo pre-organizzare nulla che vada al di là dei 7 giorni successivi al nostro oggi. 


Scriveva Lorenzo de’ Medici
“chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza”

E’ vero, oggi più che mai.

Esiste però un’altra grande verità che è evidente ai nostri occhi e che possiamo apprendere dalla nostra nuova quotidianità, facendone tesoro e rendendola parte del nostro bagaglio: è importantissimo farsi trovare pronti dal domani, avere già le idee chiare e il colpo in canna da sparare appena possibile.
Non è più il momento di rispondere a bisogni e necessità quando questi si presentano, è giunto il momento di prevederli, i bisogni, e di strutturare risposte prima che siano necessarie. Il concetto, diciamo così, è un po’ quello che si usa nella sanità, dove si dice che prevenire è meglio che curare.

Progettare significa questo: ideare, pianificare, organizzare, prevedere e poi, nel momento propizio, adattare alle necessità e attivare

Il progetto per il bando o il bando per il progetto?

​Siamo associazioni, enti di promozione, società sportive e la nostra vita ruota attorno a poche risorse, conti da far quadrare, progetti che si possono realizzare solo ed esclusivamente nel momento in cui trovano copertura finanziaria; siamo abituati a sentir parlare di bandi di finanziamento, perché sono uno strumento fondamentale per la nostra sopravvivenza, sentiamo spesso nominare le raccolte fondi, il fundraising e ormai li vediamo come parte integrante del vocabolario della nostra vita.  

Come ci comportiamo abitualmente? 

Veniamo a conoscenza di un nuovo bando di finanziamento, lo leggiamo, proviamo a comprenderlo e ci affrettiamo a scrivere un progetto che si adatti al bando stesso, che possa rientrare nelle linee guida che ci vengono date, lo cuciamo su misura.
Siamo sicuri, però, che sia proprio questa la modalità operativa migliore? 
Non c’è una risposta unica e precisa, le possibilità sono molteplici. 
Può essere funzionale la progettazione finalizzata a uno specifico bando, soprattutto nei casi in cui le opportunità non ci erano note e decidiamo di provare a tuffarci, fiduciosi che qualche piccola risorsa possa arrivare. 
Di fatto, però, molto più efficace, tuttavia, è la progettazione preventiva, quella che non risponde a bisogni emergenziali, ma si interroga con attenzione e nel dettaglio, per capire in quali ambiti intervenire e in quali settori trovare risalto. 


Progettazione for dummies

Non la si veda male…
Questo titolo è solo una nota spiritosa messa a cappello di un approfondimento sul tema della progettazione (for dummies significa per novellini, per coloro che non conoscono la materia). 
Approcciarsi alla stesura di un progetto risulta per molti un’attività noiosa, difficile, burocratica. Ebbene, nulla è più errato. 
Ciò che sicuramente risulta noioso e faticoso è la parte di stesura del formulario di un bando, la compilazione dei moduli utili per la partecipazione che ci consente di trovare i fondi per il nostro progetto, ma, come abbiamo imparato a capire nelle poche righe precedenti, progetto e bando sono due entità ben diverse, certamente legate, ma indipendenti l’una dall’altra. 


Cosa vuol dire progettare nell’ambito sociale-associativo?

Sostanzialmente significa sedersi attorno a un tavolo con colleghi e/o amici, dotarsi di tutti i comfort (una bottiglia di vino, una birra, dei salatini, qualche dolcetto, la musica in sottofondo…), mettersi comodi, preparare fogli e penne, possibilmente una lavagna e dei pennarelli e iniziare a far scorrere le idee, condividendole con gli altri, partendo da una domanda iniziale: che cosa ci piacerebbe fare? 

Dobbiamo partire da una domanda essenziale: che cosa ci piacerebbe fare?


Perché di questo si tratta: un’associazione lavora sicuramente per necessità e per mantenersi in piedi, soprattutto se ha dipendenti o collaboratori, ma in quanto associazione ha dei valori e deve fare in modo che i soci si riconoscano in questi e scelgano le strade migliori per portarli avanti. Dobbiamo essere felici di far parte di un’associazione, sentirci parte di un gruppo e avere voglia di mettere in campo azioni, creare eventi, promuovere i nostri valori tra tutti coloro che conosciamo.
La progettazione serve a questo: ci aiuta a ricordare che cosa ci piace e che cosa vogliamo fare.

Di solito, dopo un lungo brain storming che abbia consentito a tutti di esprimersi e di contribuire, si ha un ampio ventaglio di possibilità tra le quali scegliere.


Procediamo quindi così: ne selezioniamo una, tenendo ovviamente ancora in considerazione tutte le altre, e cominciamo a capire come rendere concreto tutto ciò di cui si è parlato. 


Le fasi della progettazione


Il primo passo è seguire uno schema funzionale ed efficace che delinea tutte le fasi della progettazione

  1. Definizione e analisi del problema e del contesto 
  2. Destinatari dell’intervento (direttamente coinvolti e indirettamente impattati)
  3. Obiettivi generali
  4. Obiettivi specifici
  5. Azioni e metodologia operativa
  6. Cronoprogramma delle attività
  7. Risorse (inteso come risorse umane coinvolte e network dei partner)
  8. Budget
  9. Sistema di monitoraggio e valutazione

Possono sembrare punti complessi ai quali dare risposta, ma una volta strutturata l’idea da portare avanti e chiarite le attività che si vogliono realizzare, tutto apparirà più semplice del previsto. 
Ovviamente non è possibile trattare in maniera esaustiva e in uno spazio così ridotto i rudimenti della progettazione, ma è possibile offrire uno spunto di riflessione che porti a vedere la progettazione come un modo che offre grandi opportunità e con enormi potenzialità.

In conclusione, con il tempo che in questo momento abbiamo, quello che è stato tolto alle attività associative classiche, proviamo a fare altro.
Giriamo la medaglia, guardiamo l’altro lato e iniziamo a progettare il futuro, a reinventarci, a pensare che cosa ci piacerà fare quando potremo nuovamente essere attivi e proviamo a metterlo per iscritto. Una volta che sarà fermato sulla carta avrà un valore inestimabile e potrà essere apprezzato anche da chi, attraverso un bando, una richiesta di finanziamento o una presentazione lo scoprirà e lo vorrà sostenere.

Alice Varettoni

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