Inclusione sociale e persona al centro

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Un convegno fa il punto, con i contributi di Roberto Speziale presidente nazionale Anffas e del dott. Fabrizio Serra segretario generale Fondazione Paideia ONLUS: coesione e protezione sociale, inclusione, persona al centro

foto: http://freepik.com

Roberto è il papà di Valerio, che ha 23 anni ed è nato con la sindrome di Down. E’ Valerio il motivo del suo impegno nel sociale, nella promozione dei diritti umani delle persone con disabilità.
“Quando è nato Valerio, la traiettoria della mia vita e di quella della mia famiglia è del tutto cambiata. Sono prima di tutto un papà, ma ho deciso di impegnarmi nel sociale. Io credo che oggi, per il terzo settore, ci sia la necessità di riposizionarsi all’interno di una società che cambia, dove le diseguaglianze e le aree di disagio si estenderanno ancora di più a causa dell’emergenza Covid-19. Il terzo settore deve essere pronto a cogliere questa sfida”.

Roberto Speziale è presidente nazionale di Anffas: inizia con il suo intervento il convegno “No barriere: l’inclusione … in teoria!” organizzato online dal Centro Sportivo Italiano di Modena il 29 maggio 2020.
Il convegno si è svolto con l’obiettivo di fare il punto sulle modalità per  valorizzare percorsi  culturali e sportivi integranti: oltre a Speziale hanno partecipato anche il dott. Fabrizio Serra segretario generale Fondazione Paideia ONLUS, il dott. Paolo Zarzana componente area disabilità Centro Sportivo Italiano.
Il convegno del 29 maggio è stato realizzato grazie a:
Fondazione di ModenaComune di ModenaComune di FormigineComune di CarpiCSV Terre EstensiCentro commerciale I Portali

Il nostro impegno, in questo momento – spiega Speziale – è di garantire che tutto si faccia mettendo al centro la persona.
Nell’art. 2 del codice del Terzo Settore “È riconosciuto il valore e la funzione sociale degli enti del Terzo settore, dell’associazionismo, dell’attività di volontariato e della cultura e pratica del dono quali espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, ne è promosso lo sviluppo salvaguardando la spontaneità ed autonomia, e ne è favorito l’apporto originale per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, anche mediante forme di collaborazione con lo Stato, le Regioni, le Province autonome e gli enti locali.
“Apporto originale”: lo Stato riconosce quindi che siamo l’origine del tessuto che crea valore sociale di coesione, solidarietà.
Dare quindi valore al nostro agire e al nostro impegno nel sociale è la prima cosa su cui soffermarci”. 

“Fino a che la disabilità sarà vista come un problema e non come un valore, ci saranno per forza pregiudizi.
Ciascuno di noi deve diventare ambasciatore del bene, del bello, dell’inclusione sociale, del contrasto ad ogni lesione dei diritti civili e umani. Dobbiamo essere facilitatori di un cambiamento positivo nella nostra società, che rimetta al centro percorsi di inclusione”.

Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas: nel 2019 ha ricevuto dal presidente Mattarella la nomina di Cavaliere della Repubblica

Guarda la playlist di youtube con gli interventi del Convegno No Barriere: l’inclusione … in teoria!

“La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità nasce per ribadire – spiega Roberto Speziale – che le persone disabili sono persone e cittadini a pieno titolo: ma ci sono ancora barriere da abbattere. Se la diversità fa parte della condizione umana, dobbiamo accettare ogni forma con cui la vita si manifesta, senza che questo possa comportare un trattamento diverso o una discriminazione, perché quella persona porta con sé tutti i diritti fondamentali”. 

“Promuovere, proteggere e garantire il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, e promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità”.

art. 1. Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità

Nel corso del convegno CSI Modena è stato proiettato il video che raccoglie una sintesi del progetto CSI Modena SUPERABILE, per uno sport che include, con i contributi di studenti e operatori sportivi realizzati durante l’anno scolastico e durante il lockdown.

“Mi allaccio al titolo del convegno – prosegue il presidente Anffas – : abbattere barriere, costruire ponti. Noi viviamo in una società dell’integrazione ma se facciamo riferimento a questo video vediamo contesti che sono inclusivi in quanto “non predeterminati”. Nel progetto Superabile del CSI Modena vediamo un contesto che si è modificato, che si è adattato affinché quelle persone, ciascuna diversa dall’altra, ma ciascuna sostenuta dall’altra in modo naturale, rendesse quel contesto inclusivo.
La disabilità non è una malattia, la persona funziona in un determinato modo ed è l’ambiente circostante che può funzionare da “barriera” o da “facilitatore” nei suoi confronti”.

“Ogni volta che metteremo una barriera verso una persona con disabilità, significherà ledere i suoi diritti fondamentali. Se invece agiremo come facilitatori ci avvicineremo al rispetto dei diritti umani di quella persona”.

Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas

Al convegno del 29 maggio, organizzato dall’area disabilità del CSI Modena, è stato invitato a partecipare anche il dott. Fabrizio Serra segretario generale Fondazione Paideia ONLUS. Fondazione Paideia da oltre vent’anni lavora a fianco di famiglie e bambini in difficoltà, promuovendo progetti efficaci ed innovativi, garantendo la creazione di contesti attenti e rispettosi delle necessità dei più piccoli, con l’obiettivo di sperimentare modelli di intervento sociale efficaci e innovativi e di partecipare alla costruzione di una società più inclusiva e responsabile.

“La disabilità – sottolinea il dott. Fabrizio Serra – è un argomento complesso, che da oltre vent’anni trattiamo attraverso il family centered care approach”. 

La “Family Centered care” è una modalità di pratica assistenziale che riconosce la centralità della famiglia nella vita del bambino con problemi di salute e l’inclusione del contributo e del coinvolgimento della famiglia nel piano assistenziale. Il concetto di fondo è che occorre prestare attenzione e cercare di soddisfare i bisogni non solo del bambino ma quelli di tutta la famiglia impegnata accanto a lui nel processo di recupero della salute e dell’autonomia. 
Fonte: http://www.sisip.it/

“Il concetto di fondo – prosegue il dott. Serra – è che occorre prestare attenzione e cercare di soddisfare i bisogni del bambino ma anche della famiglia impegnata accanto a lui nel processo di recupero della salute e dell’autonomia.
L’obiettivo di Fondazione Paideia è quello di superare la sfida dell’inclusione nel quotidiano: per noi operatori del sociale è facile parlare di inclusione, ma è di certo più complesso metterla in pratica. Per dirla con una metafora, se pensiamo ad una ricetta e agli ingredienti che la compongono, la vera sfida dell’inclusione come in una ricetta è quella di mettere insieme tutti gli ingredienti dosati con estrema attenzione e delicatezza.
Nel corso di questi anni abbiamo accolto circa 4 mila famiglie, con una media di 1.400 accessi a settimana dei quali un terzo rappresentati da persone con disabilità e due terzi da persone che vivono in città ma che prima non avevano mai incontrato disabilità.
Ci occupiamo di famiglie tendenzialmente giovani che si misurano con evento, come la nascita bambino, che in realtà non corrisponde al loro sogno di genitorialità, al loro progetto di vita.
Quando c’è un bambino disabile all’interno della famiglia, è la famiglia stessa che si definisce “famiglia disabile”: non è più solo la persona stessa che vive una condizione di disabilità ma in qualche modo genera un cambiamento all’interno di tutto il sistema familiare e questo cambiamento incide sulla quotidianità, che modifica anche le relazioni sociali indispensabili per nostra posizione sociale”.

“Abbiamo lavorato sul concetto di “bello”, per costruire realmente un contesto abilitante e inclusivo che tenesse conto dell’accessibilità”.

Fabrizio Serra segretario generale Fondazione Paideia ONLUS

“Non è stato semplice: a livello istituzionale non era concepibile uno spazio dove le attività sanitarie convivessero con le attività sociali, dove le persone con disabilità potessero condividere spazi con persone che vanno in piscina, prendono il caffè o entrano per fare corso di ceramica”. 

Il progetto Operatori museali e disabilità punta su una formazione specifica rivolta agli operatori museali e prevede lo sviluppo di percorsi che consentano una reale implementazione delle capacità e delle competenze dei partecipanti nell’accoglienza dei visitatori con disabilità e bisogni particolari.

Un’iniziativa molto interessante della Fondazione Paideia, che ha raccolto l’interesse del CSI Modena con l’obiettivo di poterlo presto realizzare anche a Modena, è il progetto Operatori museali e disabilità

“Abbiamo attivato questo progetto – spiega il dott. Serra – con l’intento di incrementare le conoscenze e di implementare le competenze relazionali e professionali degli operatori museali, per favorire una cultura dell’inclusione e dell’accoglienza, con particolare riguardo alle persone con disabilità.
Anche in questo caso siamo partiti dal “bello”, dalla ricerca di spazi ed esperienze di puro piacere come può essere un’esperienza museale: si parte dalla formazione degli operatori di sala, di biglietteria, coordinatori della didattica, in modo da toccare tutte le tematiche che riguardano l’accessibilità non solo dal punto di vista strutturale”.

Vogliamo portare anche a Modena l’esperienza della Fondazione Paideia”

Emanuela Carta, responsabile area disabilità CSI Modena”






Giulia Vellani

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