Aiutami ad aiutarti: come gestire la relazione con le persone fragili, ai tempi del Coronavirus (e non solo)

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Un incontro su come gestire la relazione con le persone che hanno disabilità cognitive e relazionali, durante questo periodo di emergenza

La disabilità cognitiva e relazionale pone delle barriere emotive che, in particolare durante la gestione dell’emergenza, sembrano insormontabili. Incontriamo la dott.ssa Rita Nasi, psicologa esperta in analisi del comportamento applicato, consulente per i progetti educativi rivolti a persone con autismo e disabilità cognitiva.

Rita il 23 aprile 2020 ha tenuto per il CSI Modena un incontro online dal titolo “Come supportare le persone con disabilità cognitive e relazioni in situazione di emergenza”.  Da questo incontro è nato anche il gruppo facebook ”Aiutami ad aiutarti” che ad oggi conta 295 membri e dove i partecipanti continuano a portare avanti spunti importanti su questo tema. 

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Rita Nasi, psicologa esperta in analisi del comportamento applicato, consulente per i progetti educativi rivolti a persone con autismo e disabilità cognitiva.

Rita, un grande successo questo incontro!

“Sì, la cosa che mi ha colpito di più è stata la risposta del pubblico: questo corso era nato a gennaio con l’idea di farlo in presenza concentrandoci sul tema del primo soccorso alle persone con disabilità. Ci siamo chiaramente adattati alla situazione di emergenza: ne è nato un incontro online, al quale hanno preso parte oltre 300 iscritti. Le persone che lavorano nel campo dei bisogni speciali, che sono a contatto con disabilità cognitive e relazionali, hanno grande necessità in questo momento di acquisire nuove competenze che sicuramente torneranno utili anche in un periodo che esuli dal Coronavirus. Hanno bisogno di trovare un metodo, che in qualche modo siail più possibile vicino alla realtà”.  

Quali domande sono emerse in particolare? 

“Ne sono emerse tantissime. In particolare le persone hanno richiesto consigli pratici su come gestire i dispositivi e gli strumenti di sicurezza.
Gli operatori scolastici, ad esempio, hanno chiesto “aiuto” sulla gestione della didattica a distanza, che è stata a tutti imposta ma che nessuno era preparato ad affrontare, perchè prima del Covid-19 nessuno ha ricevuto formazione, chiaramente.
E’ emerso un gran bisogno di capire come “integrare al meglio”, di continuare a lavorare sull’inclusione con modalità che al momento sono da remoto, e credo che questo sia molto bello. Porsi l’interrogativo, in questo momento, di “come includere al meglio” credo sia un grandissimo messaggio di speranza”. 

Possiamo ragionare sul fatto che nella nostra vita c’è stato un cambiamento importante, rispetto al quale possiamo adattarci ed includere tale cambiamento nella normalità. 
Per le persone con bisogni speciali, possiamo lavorare sull’obiettivo dell’autonomia: creando per loro routine e abitudini”. 

Cosa succederà rispetto ai servizi per le famiglie con bisogni speciali? 

“E’ molto difficile capire come si procederà rispetto al tema della disabilità, questo è un tema critico perché sono tutti molto cauti nel riaprire alle persone con disabilità, le istituzioni fanno fatica perché l’utenza è davvero molto eterogenea. Io credo che sia necessario un cambio di mentalità. Se uno dei cardini dell’educazione speciale è l’insegnamento dell’autonomia, dovremo cambiare forma mentis e insegnare che tenere la mascherina equivale al lavarsi denti e mettersi le scarpe.
Dobbiamo “toglierci” dalla paura del contagio e insistere invece sulle regole: passare quindi ad un aspetto pratico, ragionando sul fatto che nella nostra vita c’è stato un cambiamento importante ma rispetto al quale possiamo adattarci ed includere tale cambiamento nella normalità. 
Non si tratta di una situazione o di uno strumento di emergenza, ma di qualcosa che devo includere nella mia quotidianità.

Per le persone con bisogni speciali, possiamo lavorare sull’obiettivo dell’autonomia: creando per loro routine e abitudini”. 

“Dobbiamo insegnare che tenere la mascherina equivale al lavarsi denti e mettersi le scarpe. Dobbiamo “toglierci” dalla paura del contagio e insistere invece sulle regole: passare quindi ad un aspetto pratico”

Possiamo in qualche modo “attingere” all’esperienza del post terremoto? 

“Assolutamente. E’ stato un altro momento di grande crisi, una grande emergenza che ha messo noi operatori di fronte a nuove modalità educative da cui prendere spunto. Alle persone con disabilità cognitive e relazionali possiamo insegnare a seguire delle semplici istruzioni, a lavorare sull’autonomia, sulle transizioni: se c’è da uscire, si esce. Se c’è da restare in casa, come è stato in queste ultime settimane, è importante lavorare su attività di auto intrattenimento, vanno benissimo la musica, lo sport, ma non dobbiamo dimenticarci di insegnare loro anche semplici attività domestiche, azioni concrete: anche solo, inserire un bicchiere sporco nella lavastoviglie. Attività con cui possono passarsi il tempo ed essere coinvolti, in casa: su questo è necessario continuare a lavorare, perché l’autonomia è importante non solo in questo momento, ma sarà sicuramente utile quando si potrà tornare alla normalità. In questo momento, chi ha mostrato maggiore abilità nelle attività di auto intrattenimento ha sicuramente fatto meno fatica nell’affrontare e vivere queste lunghe giornate. 
Si tende a pensare che un servizio ricco di assistenza, sia migliore: io credo che invece vinca sempre il servizio nel quale prevale l’autonomia della persona disabile, che riesce a fare le cose da sola”.

Lavorare sulla due A, potremmo dire: autonomia, autointrattenimento. 

“Sul tema dell’educazione speciale, in letteratura non esiste niente di “pronto” per affrontare questo momento: credo sia importante ragionare sul cosa possiamo fare di utile nel futuro prossimo. Bisogna necessariamente “provare”, basandosi sulle validità scientifiche che abbiamo e che in questo caso specifico riguardano i principi dell’analisi del comportamento. Occupare quindi il tempo libero, con attività di auto intrattenimento, lavorando sull’autonomia: credo sia comunque molto più produttivo rispetto al restare passivi o ciondolare per casa senza alcun obiettivo”.

Ringraziamo la dott.ssa Rita Nasi per il suo importante contributo.

Alcuni estratti dell’incontro online “Aiutami ad Aiutarti: Come Gestire Persone Con Disabilità Cognitive e Relazionali”


Rita Nasi è psicologa esperta in analisi del comportamento applicato, consulente per i progetti educativi rivolti a persone con autismo e disabilità cognitiva. Al momento Rita è attiva con consulenze online, attività psico educative in remoto, di gruppo e individuali, per fornire supporto agli educatori, attività di coaching per i genitori. 

Giulia Vellani

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