Materica, le cinque scuole di danza partecipanti raccontano Altre Meraviglie

Cultura e istruzione ,

Portare la danza sui palcoscenici culturali: questo è filo conduttore di tutti gli appuntamenti di “Materica, il movimento che semina cultura”, progetto sperimentale ideato dal Comitato CSI di Modena e realizzato insieme a Fondazione Ago, di cui l’ultima edizione – dal titolo “Altre Meraviglie” – è andata in scena sabato 15 novembre a Palazzo Santa Margherita.

«Il linguaggio performativo dei corpi promosso da ‘Materica’ – spiega Marika Minghetti, Responsabile della Commissione Cultura del CSI Modena -, si è rivelato in questi anni un potente strumento di lettura e rilettura delle opere d’arte esposte, capace di comprendere e restituire l’ampiezza dei progetti artistici susseguiti in mostra. L’edizione di quest’anno, ‘Altre Meraviglie’, è partita dall’esplorazione emotiva dell’universo onirico dell’artista poliedrico Paolo Ventura, da cui è scaturito un principio generativo che ha portato in scena diorami viventi, confermando una pratica educativa in cui come CSI crediamo molto, basata sull’interculturalità, sulla discussione collettiva e sulla sperimentazione, per un più ampio processo di valorizzazione del patrimonio culturale ospitato a Modena. Le cinque scuole di danza partecipanti – LaCapriola, Backstage, Eurithmya, Ars Movendi Studio e Tersicore per la Danza – affiliate al CSI, hanno coinvolto più di settanta giovanissimi ballerini e ballerine, capaci di offrire ai duecento spettatori un’esperienza immersiva unica. La performance della mattina ha ospitato un altro progetto, sempre del CSI Modena, denominato ‘Il mio campo libero’, sostenuto dalla regione Emilia-Romagna, che nei mesi scorsi ha promosso un laboratorio di fotografia all’interno della Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia a favore di quattro detenuti. I partecipanti, accompagnati da fotografi professionisti, hanno supportato lo staff tecnico, moltiplicando il valore socio-culturale di questa edizione di ‘Materica’. Abbiamo portato in scena ‘un’altra meraviglia’, per riprendere il titolo dello spettacolo, grazie alla preziosa collaborazione di Fondazione Ago e al sostegno del Comune di Modena, che ringraziamo».

«‘Materica’ ha trasformato ancora una volta i nostri spazi – commenta così la curatrice di Fondazione Ago Claudia Fini – in un crocevia di linguaggi dove fotografia e danza si sono fusi in un unico respiro creativo. Le scuole di danza hanno risposto alle immagini di Ventura con coreografie pensate per gli spazi espositivi, creando un dialogo sensoriale con un artista che ama giocare con la percezione e guidare lo sguardo in una dimensione in cui verità e finzione convivono e diventano luogo di racconto, memoria e meraviglia. I suoi scenari intrecciano doppio, travestimento e identità, con richiami al circo, alla guerra e a un passato quasi onirico.  Le performance hanno ripreso questi temi, reinterpretandoli con movimenti che sembravano dipingere e svelare allo stesso tempo. Ne è nata una contaminazione di linguaggi – visivi, corporei, narrativi – capace di valorizzare le opere e trasformarle in esperienza viva. Il movimento è diventato a sua volta memoria e racconto, mostrando come la danza possa estendere l’arte visiva e offrire al pubblico nuove prospettive ed emozioni condivise. Ringraziamo il CSI Modena per averci coinvolto in questo meraviglioso progetto che va avanti ormai da diversi anni con grande soddisfazione».

«La creazione coreografica per ‘Materica’ – raccontano Elisa Balugani e Martina Ronchetti, due delle coreografe del gruppo Formazione Professionale Modena Danza de La Capriola – nasce dal desiderio di trasformare in movimento l’universo sospeso, surreale e fiabesco delle opere di Paolo Ventura. Attraverso un linguaggio corporeo che attinge alle tecniche più contemporanee, incluse quelle urbane, i danzatori hanno provato a dare vita alle figure enigmatiche della mostra: maschere circensi, soldati in guerra, simboli che ritornano, personaggi cupi intrisi di ricordi vissuti. Queste presenze, animate da un moto circolare, vorticoso e incessante, diventano la misura del tempo che scorre, quasi custodi di una memoria fragile ma potente. In particolare, la coreografia si concentra sull’incontro tra questi personaggi, posti uno di fronte all’altro come riflessi in uno specchio. In questo gioco di duplicazioni e rimandi, si evocano ricordi che appartengono tanto alla realtà quanto all’immaginazione, creando un dialogo continuo tra passato e sogno. A questo percorso si intreccia la ricerca musicale, pensata per evocare un passato collocato tra le grandi guerre del Novecento, capace di sostenere la narrazione visiva e di amplificarne le atmosfere. Sul piano coreografico, oltre al tema del riflesso, il lavoro si concentra sulla singolarità del movimento di ogni danzatore. Pur all’interno di una struttura coreutica condivisa, ciascuno è chiamato a esplorare ciò che rende unico il proprio gesto, in una ricerca personale che dialoga con l’insieme. Così la coreografia diventa un intreccio di identità, un mosaico di corpi che danzano, lasciandosi attraversare da un passato che continua a interrogarci».

«Lavorando insieme, io e le mie danzatrici – prosegue Nadia Trevisi di Eurithmya – abbiamo riflettuto sul tema centrale della mostra: il confine che separa e unisce finzione e realtà. L’artista lo richiama nei suoi quadri attraverso figure sospese tra ciò che appaiono e ciò che sono. Per portare in scena questo concetto siamo partite da un’indagine interiore, lasciando emergere l’estetica del gesto e la parte autentica di ogni interprete. Ognuna ha attraversato un percorso personale, esplorando le proprie zone di verità e illusione per avvicinarsi ai personaggi dell’immaginario dell’artista. Tra questi, abbiamo scelto cinque figure emblematiche. La prima è quella di “lui” e del suo gemello: due corpi identici ma con interiorità diverse, uno dei quali lotta per affermare una propria identità, generando tensione e dualità. Poi la figura del pagliaccio, costretto in un sorriso perpetuo, volto che diverte ma nasconde malinconia e fragilità. Una duplicità che risuona nel soldato, apparentemente uomo ‘tutto d’un pezzo’, ma anch’egli attraversato da paure, memorie e crepe intime. C’è poi la donna, presenza che accoglie e tiene insieme, fondamentale nell’immaginario dell’artista e nella sua storia personale: in scena diventa gesto di cura e legame.Infine la morte: silenziosa, discreta, sempre presente, che osserva senza imporsi. Il nostro lavoro è diventato così un dialogo tra identità reali e identità interpretate, un passaggio continuo attraverso quella soglia fragile che l’artista dipinge e che noi abbiamo tradotto in movimento».

«Ventura è noto per la sua capacità di creare mondi sospesi – spiega Giorgia Grignani di Backstage – dove la realtà è costruita e l’immaginazione prende corpo.I suoi paesaggi, ricostruiti con bambole, plastici e materiali di cartone, generano fotografie che ingannano l’occhio e affascinano per la loro delicatezza teatrale. Da questa poetica dell’artificio nasce la coreografia di ‘Materica’, un’indagine sulla dualità e sulla finzione, sul rapporto tra verità e illusione. Dodici ballerine si muovono attorno al pubblico, posto al centro dello spazio performativo, trasformandolo in parte della scena: immerso tra le opere di Ventura e i corpi in movimento, è avvolto da un flusso di gesti che lo circondano come un respiro collettivo. Ogni passaggio porta da una dimensione all’altra: reale e artificiale, intimo e rappresentato. Durante la performance le interpreti indossano e rimuovono maschere, gesto simbolico che scandisce la coreografia: non semplice ornamento, ma atto di trasformazione che moltiplica identità e riflette sul confine tra autenticità e apparenza. L’immaginario dei clown, ricorrente nelle opere di Ventura, attraversa la performance come una presenza silenziosa: figure dal volto truccato che nascondono malinconia dietro il sorriso, capaci di raccontare la vulnerabilità umana con tenerezza e ironia. Le ballerine ne evocano lo spirito, restituendo con il movimento la stessa ambiguità emotiva delle fotografie. In questo dialogo tra arti visive e performative, ‘Materica’ rinnova la sua vocazione: esplorare la materia dell’arte attraverso il linguaggio del corpo, restituendo al pubblico un’esperienza che supera la semplice visione. Qui la danza non rappresenta, ma trasforma: anima la finzione e rende tangibile la soglia in cui realtà e illusione si confondono. Con ‘Altre meraviglie’, invita a guardare dentro l’artificio per scoprirvi una forma autentica di verità».

Anche Licia Baraldi e Bianca Serena Truzzi, coreografe di Tersicore per la Danza sottolineano il valore educativo dell’arte: «Le favole svelano verità nascoste, ogni storia è un sentiero che porta a una morale, un seme di saggezza che cresce nel cuore di chi ascolta. Insegnano a bambini e adulti ciò che la vita spesso dimentica: la forza dell’onestà, il valore dell’amicizia, la bellezza della giustizia, l’amore, l’ascolto dell’ intuito. Le favole oltrepassano le barriere della mente per giungere al cuore, insegnano a difendersi, a credere, a sognare, ad amare e, se necessario, a fuggire. L’arte trasmette la vita e può divenire la salvezza stessa della vita, il modo per conoscere e superare ostacoli, paure, dolore. L’arte cura, sempre, perché cerca la salvezza e la bellezza. L’artista cerca e trova un suo percorso per comprendere e trovare una strada, e così la mostra a chi guarda. Lo fa sempre in maniera ‘sottile’, non attraverso la mente, ma attraverso il cuore. Paolo Ventura con la manifestazione dei suoi stati d’animo, del suo vissuto, dei suoi sogni, emozioni, ci guida. Attraverso le sue opere e il movimento dei danzatori, arte, musica, danza e fiabe si incontrano».

«Come scuola di danza Ars Movendi Studio – queste le parole delle istruttrici Elisa Pigoni e Laura Dell’Orco – ringraziamo il CSI Modena e la Fondazione Ago per l’opportunità di partecipare anche quest’anno a ‘Materica’. Questo è per noi l’incontro annuale con la bellezza e con la meraviglia che, siamo fermamente convinte, rendono migliore e più ricca la nostra vita. Sabato 15 novembre abbiamo invitato il pubblico a intraprendere un viaggio in un luogo senza tempo. La suggestione che ci ha mosso nella coreografia presentata è l’esplorazione del territorio della memoria. Questa coreografia trae ispirazione dalla leggenda orientale dell’Akai Ito, il filo rosso del destino. Il filo che si è visto danzare non è legato solo all’amore, è il legame che unisce le nostre esperienze vissute, le nostre gioie, le nostre cadute. Il filo rosso, in questa creazione, è il custode silenzioso della nostra storia. A volte è teso, a volte aggrovigliato in nodi che portano il peso del passato. I movimenti dei danzatori sono i tentativi, continui e umani, di afferrare un ricordo prima che svanisca, di ricostruire un momento creduto perduto.
Quante volte una stessa storia viene raccontata in modi diversi? La danza esplora proprio questo: la verità soggettiva. Il pubblico ha visto le ballerine interagire in un’unica traccia che, a seconda di chi la tiene, di chi la osserva o la danza, cambia forma e significato. Ogni spettatore ha potuto tessere la propria interpretazione, riconoscere un pezzo della propria vita in queste atmosfere sospese, in quegli istanti magici, a mezz’aria, che definiscono chi siamo. Ispirate dall’estetica del frammento dell’artista Paolo Ventura, ci siamo spinte nei mondi immaginari sospesi e nei pezzi di storia che cambiano a seconda di chi li guarda, nella speranza che la danza abbia regalato un racconto poetico di bellezza e meraviglia».

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