




Cinque scuole di danza, cinquantacinque giovani interpreti e circa duecento visitatori per un pomeriggio in cui il Parco Archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale è diventato un palcoscenico. È andata in scena così, sabato 17 ottobre, l’edizione 2026 di “Materica, il movimento che semina cultura”, il progetto ideato dal CSI Modena che quest’anno, con il titolo “Radici”, ha messo in dialogo danza contemporanea, danza aerea e patrimonio archeologico.
«Con Materica, il CSI di Modena rinnova il proprio impegno nel promuovere percorsi che mettano in dialogo memoria, territorio e nuove generazioni – commenta la presidente Emanuela Maria Carta -. Crediamo che lo sport e il movimento siano anche occasioni di partecipazione, cittadinanza attiva e sviluppo del pensiero critico. Avvicinare le persone ai luoghi della cultura attraverso il corpo e l’esperienza significa renderli spazi vivi, accessibili e condivisi, nei quali ciascuno possa riconoscersi parte di una storia collettiva. Un grande ringraziamento va anche i Comuni di Modena e di Castelnuovo, la cui collaborazione rende possibile la realizzazione di queste iniziative».
Una visione che a Montale ha preso forma attraverso un percorso costruito nei mesi precedenti insieme alle archeologhe e alle guide del Parco. Le scuole coinvolte hanno studiato la civiltà terramaricola, i suoi gesti e i suoi elementi materiali, trasformandoli poi in movimento.
«Il valore aggiunto di Materica risiede nel suo processo creativo condiviso – spiega Marika Minghetti, responsabile dei progetti culturali del CSI Modena -. Diverse realtà di danza e danza aerea del territorio sono confluite in un’unica azione corale, nella quale lo studio artistico si è fuso con quello scientifico. I cinquantacinque giovanissimi interpreti hanno potuto studiare con un approccio diverso le nostre radici culturali di 3500 anni fa e abitarle consapevolmente attraverso il linguaggio universale del corpo».
Per un pomeriggio, quindi, il museo all’aperto è diventato uno spazio performativo affidato ai ragazzi, chiamati non soltanto a raccontare il passato, ma anche a reinterpretarlo e restituirlo al pubblico in una forma nuova.
«Il Parco archeologico di Montale non è stato semplicemente la cornice della performance, ma parte integrante del percorso creativo – sottolinea Cristiana Zanasi, curatrice della sezione archeologica ed etnologica del Museo Civico e del Parco archeologico della Terramara di Montale -. Le scuole hanno visitato il Parco, compreso il contesto archeologico e selezionato contenuti poi trasformati nei linguaggi espressivi propri della danza. Il valore del progetto sta proprio in questa contaminazione consapevole tra patrimonio archeologico e arte contemporanea, nella quale la conoscenza diventa ispirazione e l’interpretazione artistica una nuova possibilità di raccontare il passato».
Un dialogo tra sport e cultura che il CSI Modena punta a rendere sempre più stabile, costruendo nuove occasioni di incontro, conoscenza e partecipazione attorno ai luoghi e alla memoria del territorio.
«Con i nostri corpi in movimento abbiamo cercato di rinnovare il senso profondo della memoria. Ci siamo calate nell’anima e nelle atmosfere di questo villaggio preistorico, per dimostrare che il passato è ancora una materia viva e presente dentro ognuna di noi». È questa la lettura proposta da Giorgia Grignani, direttrice di Backstage di Formigine, insieme alle ragazze della scuola. «Abbiamo danzato per raccontarvi che la nostra vera forza nasce dall’unione. I nostri passi, battuti insieme sulla terra, sono stati un rito di resistenza, la prova di un legame viscerale che ci unisce».
Per Elena Maria Cricchio, Matilde Corni e Marta Medici della Compagnia Art Gravity di Equilibra, il lavoro è nato invece «dall’incontro tra ricerca archeologica e linguaggio del corpo». Le strutture e gli oggetti della Terramara sono diventati elementi coreografici: «Il peso, la tensione, l’intreccio e il sostegno sono diventati materia coreografica, mentre la danza aerea ci ha permesso di esplorare fisicamente le relazioni tra corpo, struttura verticale e spazio». L’obiettivo, spiegano, era «creare un dialogo tra le tracce concrete lasciate dalla comunità terramaricola e i corpi contemporanei».
Nadia Trevisi, direttrice e coreografa di Eurithmya di Modena, ha scelto di partire dai gesti più semplici: «Il lavoro si è concentrato sulla riscoperta delle abitudini e dei movimenti spontanei che ognuno di noi compie quotidianamente in modo quasi inconscio». Una ricerca ispirata alla manualità della civiltà che abitava questi luoghi e costruita attorno a un elemento centrale: «L’importanza del gruppo. Lo spettacolo è un’esplorazione profonda della collaborazione, del sostegno reciproco e del valore dell’unione per il raggiungimento di un obiettivo comune».
Sul rapporto tra uomo e natura si è concentrata invece Elisa Balugani, coreografa per Vista 17 Dancing & Training & Creation de LaCapriola. «Per la mia creazione mi sono ispirata all’idea, per me molto poetica e attuale, del rapporto fragile tra uomo e natura. La vita nell’età del Bronzo era scandita dalla natura, in rapporto armonioso con essa, ma spesso bastava davvero poco per dover ripartire da zero». Da qui anche la scelta finale di coinvolgere il pubblico: «Ho voluto far danzare anche il pubblico perché potesse, anche solo per un attimo, percepire l’emozione di questo luogo».
Infine, Tersicore Danza di Finale Emilia, con le coreografie di Licia Baraldi e Bianca Serena Truzzi, ha lavorato sulla consapevolezza delle proprie origini e sulla trasformazione. «Essere consapevoli delle proprie radici significa riconoscere da dove veniamo e comprendere ciò che ci ha portati a essere quello che siamo». Da qui il messaggio conclusivo: «Le radici non ci impediscono di andare lontano: ci ricordano chi siamo e ci danno la forza di diventare ciò che desideriamo essere».



































