La sfida di essere arbitri e giudici di gara

Sport ,
Arbitri / Basket / Calcio / Pallavolo /

138 arbitri e oltre 11mila gare dirette per ogni stagione sportiva. Già da qui si può comprendere quanto sia articolata e imprescindibile l’attività degli arbitri del CSI di Modena. Tra i tre sport di squadra dominanti fra i tesserati – calcio, pallavolo e basket – e le discipline artistiche, come la danza aerea e le ginnastiche, il Comitato coinvolge ogni giorno migliaia di atleti e istruttori che, senza queste figure, non potrebbero praticare le proprie attività. Se il ruolo dell’arbitro negli sport di squadra è noto ai più, è meno conosciuto quello del giudice di gara di danza aerea o ginnastica artistica.

«Le gare di danza aerea CSI sono un’attività nata da pochi anni insieme alla commissione regionale di disciplina – spiega Marta Medici che ne fa parte per il Comitato di Modena – che abbiamo istituito dopo il periodo del Covid. Quella che domenica 19 aprile si terrà al teatro Astoria di Fiorano sarà, infatti, la quinta edizione della gara regionale. Ognuna è diretta da tre giudici, che sono insegnanti e performer quindi hanno una comprensione profonda del lato artistico della disciplina, che ricordiamo nasce come spettacolo prima che come gara. Questi devono possedere la certificazione all’insegnamento riconosciuta dal CSI e dal CONI e formarsi continuativamente per tutta la loro attività. Devono valutare tecnica, forza e creatività, oltre naturalmente alle capacità artistiche. La ricerca personale dell’allievo e dell’insegnante è al centro della disciplina, il giudice deve essere una figura aperta e capace di comprendere ogni sfaccettatura della danza aerea, dal tecnico all’artistico». 

«La ginnastica artistica – prosegue il Responsabile della commissione Vasco Boscaino – è una prova contro se stessi prima che contro altri, perciò il ruolo del giudice è fondamentale non solo per stilare classifiche, ma anche per permettere a tutti di misurare il proprio livello. Il lavoro del giudice – tipicamente sono almeno cinque per gara – non è semplice, perché basato su un codice di valutazione molto complesso e preciso che spesso non è compreso dai genitori degli atleti e da chi osserva. Nella maggior parte dei casi i giudici sono ex atleti o ex atlete, che anche qui completano una formazione riconosciuta da CSI e CONI e si aggiornano. Il nostro è un ambiente dove tutti conoscono tutti, questo rende più semplice accettare i giudizi che queste figure assegnano». 

La passione per lo sport più popolare d’Italia ha sempre coinvolto intere generazioni. Tra chi sognava di essere un difensore centrale e chi un attaccante funambolico, c’era (e c’è tuttora) anche chi sogna di controllare il regolare sviluppo di una partita. Essere arbitro nel calcio significa dover prendere decisioni immediate di fronte a pubblici importanti anche in contesti dilettantistici. Esperienze di questo tipo, racconta il designatore arbitri del CSI Modena e fischietto esperto da quasi 30 anni Gian Carlo Martorana, sono parte della formazione di un ragazzo che permettono di avere diversi benefici anche nella vita di tutti i giorni: «Arbitrare nel calcio è un’esperienza importante – racconta – nel mio caso, mettermi in gioco mi ha fatto crescere tanto, ponendomi di fronte a problematiche da risolvere direttamente. Essere arbitro mi ha permesso da giovane di essere più sicuro di me e avere più autonomia decisionale, oltre che economica. Anche dal punto di vista fisico questa esperienza mi ha aiutato: il direttore di gara spesso corre più dei giocatori in campo, perché per valutare attentamente le situazioni bisogna essere vicini all’azione». Nonostante i benefici però, l’esposizione di determinate decisione prese in una frazione di secondo può essere un deterrente per l’inizio di una carriera arbitrale. Su questo Martorana ha voluto rassicurare gli aspiranti arbitri, raccontando la sua esperienza: «Le persone hanno paura di entrare in questo mondo perché temono la critica o addirittura lo scontro fisico. Io però arbitro da quasi 30 anni e solo in un paio di occasioni mi è capitato che qualcuno andasse sopra le righe. La capacità di relazionarsi e avere naturalezza in campo sono componenti fondamentali. L’obiettivo deve essere quello di fare il meglio possibile, avendo sempre la miglior visuale sulle situazioni. Se un arbitro è attento e vicino nelle azioni, anche i giocatori se ne rendono conto». Il percorso per diventare direttori di gara è composto da diversi corsi nei quali vengono affrontate le 17 regole del calcio, con l’aggiunta dello studio di casistiche eccezionali, come l’ingresso in campo di persone non autorizzate. A seguito di un esame e la direzione di alcune partite giovanili, la carriera dell’aspirante arbitro avrà effettivamente inizio, creando percorsi unici, come nel caso di Alcide Ori, arbitro iscritto al CSI che da poco ha festeggiato le 5000 partite dirette da primo ufficiale. Innegabile è diventata però in questi anni la necessità di evolvere il dialogo tra arbitri e opinione pubblica, impedendo che si vengano a creare situazioni di protesta che in alcuni casi sfociano anche in episodi di violenza: «Tutto nasce dalla non conoscenza del mondo arbitrale – conclude Martorana – l’obiettivo del movimento deve essere quello di far conoscere sempre di più cosa vuol dire essere arbitri, prendendo in considerazione la possibilità di errore. Molto dipende dalle angolazioni e dai punti di vista. Il tifoso, l’allenatore e il giocatore dalle loro posizioni possono vedere determinate cose, l’arbitro invece dal suo punto di vista può vedere dell’altro. Se le persone riuscissero a capire più facilmente che cosa può vedere (o non vedere) un arbitro si eviterebbero molte situazioni di protesta. Bisogna far conoscere le motivazioni che portano a determinate decisioni».

È un arbitro diverso quello della pallavolo. Rispetto ai direttori di gara di altri sport di squadra, che necessitano di una costante vicinanza all’azione di turno, la posizione fissa sul proprio palchetto è una caratteristica fondamentale per garantire la migliore visuale possibile al primo ufficiale pallavolistico. A raccontare questo ruolo centrale (in tutti i sensi) ci ha pensato Valentina Guizzardi, designatrice è responsabile formazione arbitri pallavolo del CSI, che ha raccontato l’importanza del ruolo dell’arbitro in ogni categoria: «Oltre alla posizione occupata, la centralità dell’arbitro dipende anche dalla sua direzione. Considerando infatti la rapidità del gioco, è proprio l’arbitro a decidere quando inizia e quando finisce un’azione, assegnando punti oppure interrompendo eventuali dinamiche. Arbitrare è una costante sfida con sé stessi e comporta il mantenimento continuo di un altissimo grado di concentrazione. È molto facile infatti farsi trasportare dall’energia della partita». La direzione di una partita di pallavolo, può essere una dinamica attrattiva per molti appassionati. Per questo motivo esistono corsi specifici che permettono ai ragazzi di poter entrare nel mondo dell’arbitraggio, raggiungendo perfino livelli importanti e aumentando sempre di più la capacità di prendere decisioni in situazioni difficili: «Da alcuni anni a questa parte strutturiamo un percorso formativo piuttosto breve, che consente di iniziare ad arbitrare fin da subito – prosegue Guizzardi – Questo permette a tutti di provare e capire se la carriera di arbitro è una strada che intendono proseguire. In CSI le categorie partono dall’under 9 e questo consente a tutti di approcciarsi al campo senza limiti. Per chi desidera proseguire sono poi organizzati approfondimenti sempre più specifici, fino ad arrivare agli Stage Regionali e Nazionali». Tuttavia, un buon arbitro non deve avere solo avere ampia conoscenza del regolamento e della sua applicabilità. Parte fondamentale dell’essere direttore di gara è anche la capacità relazionale e il rapporto con gli interpreti in campo, ancora più importante all’interno di campionati giovanili in cui sono coinvolti dei minori: «Il ruolo dell’arbitro in CSI non è solo quello di dirigere la partita, ma ha valore molto più ampio e educativo – continua Guizzardi – aiuta, soprattutto nelle categorie dedicate ai bambini e alle bambine più piccoli, ad insegnare i valori del rispetto delle regole e dell’avversario. Un buon arbitro CSI oltre ad essere attento e scrupoloso riguardo i regolamenti tecnici deve mettere a disposizione di tutti le proprie conoscenze e competenze, limitando gli screzi e i comportamenti inappropriati che a volte sfociano sui campi». Per quanto possano essere limitate, le proteste da parte di giocatori o spettatori sono sempre presenti quando si verificano situazioni dubbie. Per questo motivo, secondo la responsabile per la formazione degli arbitri, diventa sempre più necessario «Avere a disposizione linee guida ancora più semplici e chiare, per contrastare il più possibile le proteste dovute a decisioni non uniformi. Spesso le discussioni nascono per una conoscenza errata o parziale del regolamento da parte di chi assiste alle partite e un coinvolgimento maggiore con formazione specifica credo aiuterebbe molto a ridurre le discussioni».

È da anni ormai che nello sport che sembrava di esclusiva proprietà americana, iniziano a vedersi campioni europei. La crescita di popolarità del basket anche al di fuori degli Usa è cosa nota anche a Modena e col tempo sempre più società dilettantistiche sono nate all’interno della provincia. Con loro, anche il movimento arbitrale ha trovato terreno fertile per aumentare le proprie risorse e permettere lo sviluppo sempre più florido di un movimento, come racconta il designatore arbitrale del CSI Armando di Napoli: «I settori giovanili sempre più frequenti e grandi hanno permesso anche a noi di trovare le strategie giuste per affrontare al meglio la crescita del basket a Modena – ha raccontato – il nostro obiettivo è stato sempre quello di trattare i campionati di basket non come “partite della domenica”, ma far sviluppare il movimento attraverso il dialogo tra arbitri e società». In uno sport spesso soggetto a cambi di regolamento per favorire la spettacolarità, la padronanza totale delle discipline alla base del basket è fondamentale per permettere l’evoluzione del movimento modenese, sia da parte dei direttori di gara, sia da parte delle società: «I cambi di regole vengono affrontati ogni volta che l’anno sportivo sta per avere inizio, per poi proseguire una volta al mese nel corso della stagione con degli istruttori – continua Di Napoli – In questo modo, vediamo se le regole sono effettivamente state messe in atto. Le società in questo modo sono sempre informate e noi dobbiamo farci trovare pronti». La scelta del dialogo diretto favorisce non solo la padronanza estesa del regolamento della stagione in corso, ma permette anche una conoscenza diretta tra tutte le parti in ballo, rendendo così le proteste meno frequenti e accese: «Durante i nostri incontri chiediamo cosa non è andato bene da parte nostra alle società, in modo da farci trovare sempre più attenti sulle diverse situazioni di campo. Allo stesso modo chiediamo alle società di prendere le distanze da eventuali insulti ricevuti durante le partite e intervenire per evitarli. In questo modo un rapporto di conoscenza reciproca diminuisce le pressioni ed evita liti. L’obiettivo è quello di divertirsi tutti, poi è normale sentire la voglia di vincere a qualsiasi costo in campo». Con lo sviluppo del movimento sono sempre più numerose le necessità di nuovi giovani arbitri, che tramite l’arbitraggio possono entrare a far parte del gruppo organizzato dal CSI: «La figura arbitrale è vista un po’ di secondo ordine. È normale che tutti vogliano giocare, ma entrare a far parte di un team arbitrale non vuol dire smettere di continuare a praticare basket. Anzi, i giocatori sono ben accetti perché analizzano ancora meglio le situazioni di campo. Per partecipare basta mandare una email al CSI. Dopo i corsi li affianchiamo per un anno ad arbitri esperti, per fargli vedere il mondo dell’arbitraggio. Tanti ragazzi che hanno scelto di entrare in questo mondo hanno avuto ottimi riscontri anche in altri ambiti, ad esempio a scuola, durante le interrogazioni, percepivano meno il peso di essere davanti alla classe». Per entrare nel mondo dell’arbitraggio, racconta Di Napoli è necessario «Avere il coraggio. Molti dicono che ci vuole passione, ma quella cresce nel tempo con la voglia di far parte di un gruppo e fare carriera. Io ancora oggi mi emoziono a vedere la mia designazione».

Leggi anche: