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L'integratore sociale a base di sport

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Lo sport che aiuta a vivere

Dopo cinque minuti ti dimentichi dove sei, di chi hai di fronte e semplicemente giochi” e ancora “solo lo sport è veramente democratico, azzera le distanze sociali, i vissuti, gli errori. Vuoi solo darla in testa all’alzatrice e tirare forte anche se la spalla fa male, e se la tua compagna è una galeotta davvero non interessa più a nessuno, conta solo giocare”.
È questo lo spirito che ha portato una squadra amatoriale di pallavolo - la PGS Smile Volley Spettacolo di Formigine di Modena - composta da tenaci e entusiaste ragazze over40, tutte mamme e lavoratrici, a incontrare in una partita all’ultimo set la squadra delle detenute del Carcere di S.Anna di Modena, le S.Anna Freedom.
Una storia di passione per lo sport come ce ne sono tante, la voglia di trovarsi tra amiche che diventa entusiasmo e agone sportivo, e così quell’acciacco che non passa o la stanchezza di una giornata si lasciano in panchina, non appena il capitano chiama. Tutti - o quasi - i mercoledì sera di ogni settimana.
La consapevolezza di essere in qualche modo privilegiate, di poter coltivare la propria passione, le ha portate a voler vivere un’esperienza di confronto sicuramente forte, ma dalla quale si aspettavano di imparare qualcosa di nuovo. E così è stato.
Sono entrate nell’istituto di pena con emozione, chi anche con un pizzico di paura e comunque con tanta voglia di pallavolo. Con loro hanno portato torte e bibite, per condividere quella pratica così importante che è il “terzo tempo” e che tra quelle mura ha un valore inestimabile.
E immaginiamo che una volta in campo, le ragazze del S.Anna abbiano sorriso vedendo che le loro avversarie vestivano le divise delle famose Seven Fighters, del cartone animato giapponese “Mila e Shiro, perché “Ammettiamolo, la quasi totalità delle quarantenni e cinquantenni che ancora giocano a pallavolo lo devono a certi anime anni ’80 e alle mitiche Kaori Takigawa e Mila Azuki. Tanto valeva concedere il tributo”.
Un’esperienza intensa, quella dell’ingresso in carcere, realizzata grazie all’aiuto del Centro Sportivo Italiano di Modena che da anni collabora con gli istituti di detenzione del modenese.
Ma è una volta finita la partita, calata l’adrenalina, che la realtà si presenta in tutta la sua durezza: “Quando tutto finisce noi siamo di nuovo fuori - spiega una delle giocatrici - con le borse negli armadietti e i cellulari in mano, mentre loro si sfilano le ginocchiere, tolgono le divise e rientrano nelle celle. Non conosco - conclude - il loro vissuto o i motivi per i quali sono detenute, ma oggi mi sento fortunata”.